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Al comando di una compagnia di MechWarrior merce­nari in un videogioco 3D real-time di strategia e tattica ambientato nel noto universo BattleTech. E’ interessante la possibilità di conoscere e valutare nei dettagli le potenzialità di ciascun Mech e dei piloti, elementi in grado di offrire queste una discreta longevità al titolo. Infatti prima di entrare nella missione vera e propria, è possibile valutare gli obiettivi e in base a questi scegliere le unità ed i piloti più adatti, con la possibilità successivamente di entrare ancora di più nel dettaglio e “settare” per il Mech per quella particolare missione, fornendolo di armi più potenti o altro…

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Avventura aerea ambientata nel 1937 e incentrata sulle pe­ripezie di un ardimento so pirata dell’aria costantemente a caccia di ragazze, questo è il titolo che ha riscosso il mag­giore successo all’edizione di quest’anno della Microsoft Gamestock. In Crimson Skies il giocatore deve cercare di rubare la Spruce Goose, affrontare i pericoli della Nation of Hollywood e salvare ragazze in pericolo mentre è im­pegnato nella ricerca del tesoro perduto di Sir Francis Drake. Il giocatore può scegliere tra dodici esotici aerei e 24 rischiose missioni.

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Con cinque nuove civiltà, quattro nuove campagne stori­che e 25 inedite tecnologie con cui interagire, l’ultimo na­to della serie “Age of Empires” si presenta a Los Angeles quale degno erede del video gioco per PC più venduto in occasione della stagione festiva 1999. Il più ricco e com­pleto pacchetto di espansione per Age of Empires mai rea­lizzato fino ad oggi, The Conquerors, offre ai giocatori la possibilità di trasformare un minuscolo villaggio in uno sterminato impero nell’ambito di un gioco di strategia di ambientazione medievale con la possibilità di ridare vita.

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Per la prima volta negli oltre sedici anni trascorsi dalla na­scita del complesso universo BattleTech, il giocatore non è più un semplice combattente quanto piuttosto un guer­riero al centro di una complessa storia di onore, tradi­menti e vendette. In scenari che vanno dalle foreste della tundra fino ai ghiacci artici si aggirano oltre venti enormi macchine da guerra da decine di tonnellate l’una, perso­nalizzabili a piacere con nuove armi, sensori e protezio­ni. Più di 30 missioni mettono alla prova l’abilità tattica e il sangue freddo degli utenti.

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La caratteristica più eclatante di Red Faction è rappresentata dal suo engine, che consente di interagire a fondo con lo scena­rio: un paio di colpi di pistola e una porta si apre, un paio di colpi di cannone e un muro viene abbattuto e così via. In altre parole, mai più pareti indistrutti­bili, bensì muri ed edifici che crollano sotto i nostri colpi, venendo sostituiti da una nuova marea di poligoni in base a cosa li ha colpiti. Le routine di intelligenza artificiale sono state progettate proprio per esaltare questa peculiarità, nel senso che il nemico sa valutare perfettamente quanta protezione un riparo è in grado di garantirgli: nel momento in cui le difese naturali dovessero rivelarsi insufficienti, questi provvederà a cambiare posi­zione. Per quanto riguarda il resto, dal momento che la fase di progettazione è anco­ra lunga, non si sa molto: saranno ovviamente numerose le armi messe a disposizione dal protagonista, ma la possibilità di pilotare sia veicoli di terra che velivoli e, addirittura, futuristiche imbarcazioni, non può che rendere l’azione estremamente varia. Infatti, è proprio con le più potenti armi installate a bordo di quei mezzi che si potrà modificare più in profondità lo scenario, mentre dal punto di vista pratico dovete aspettarvi sia scontri all’ultima pallottola, ambientati in spazi angusti, sia guerre in campo aperto, dove le strategie da attuare saranno notevolmente differenti.

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Hitman: Codename 47 rientra nel genere che gli inglesi hanno definito “thinking shooters”, ossia sparatutto che richiedono una notevole dose di strategia. I cinque scena­ri presenti vedranno il protagonista, una sorta di marine ultraspecializzato, alle prese con rischiose missioni di assalto e di recupero delle informazioni, ma la particolarità del gioco risiede nell’enfasi posta sulla fase di preparazione della missione. In sostanza, occorrerà acquistare le armi e i dispositivi di cui si avrà bisogno, corrompere persone per recuperare informazioni, pianificare la strategia all’interno dell’edificio presso il qua­le ci si verrà a trovare … Solo quando tutti questi compiti saranno stati eseguiti ci si potrà gettare nella mischia, tenendo presente che una mossa sbagliata può seriamente pregiudicare tutto il resto. In altre parole, come avviene nella realtà anche una sconsiderata pressione del grilletto può comunque fare la differenza. Per quanto riguarda l’interfaccia,  il personaggio si gestisce tramite tastiera e mouse: la visuale è in terza persona, còn tanto di apposita finestra attivabile in caso di azioni particolari. È possibile ciccate sopra gli oggetti, in modo da selezionare l’azione migliore – una sor­ta di ibrido fra un’avventura e uno shoot’em up, insomma.

anno1503-coverAnno 1602 era un tipico titolo gestionale, che ci metteva al comando di una popolazio­ne, con lo scopo di portarlo alla gloria dell’espansione coloniale e commerciale. Anno 1503 (paradossalmente visto il nome del gioco stesso) è il successore. Anzitutto, il ter­reno è grande dieci volte tanto, per cui le missioni saranno incredibilmente lunghe e complesse, ma al tempo stesso assai più divertenti. Il compito del “capo”, ossia noi, sarà quello di far crescere la propria civiltà, preoccupandosi anzitutto del livello di soddisfazione dei cittadini. A tal fine, occorrerà costruire le strutture che richiedono, fornire loro i comfort necessari (secondo i canoni del diciassettesimo secolo), dopodi­ché si provvederà a fondare una struttura commerciale e a dotarsi di un esercito, così da poter esplorare il territorio circostante e intrecciare relazioni con il vicinato. e spesso accade in titoli di questo genere, starà a noi determinare la strategia alla base della nostra espansione, ossia se affidarci maggiormente alla forza bruta o alla diplomazia.

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In Halo il pro­tagonista è un soldato che si trova invischiato in una battaglia lontano dalla Terra, nella quale non ci sono solo i soliti alieni, ma anche cyborg, agguerriti umani e altre specie.  E’ possibile manovrare questo soldato, avendo a disposizioni spettacolari armi con cui abbattere il nemico, nonché saltare su qualsiasi veicolo o velivolo disponibile e trasfor­mare completamente il gioco. L’intelligenza artificiale dovrebbe coprire un ruolo primario, in quanto la coordinazione e la tattica all’interno delle truppe è l’ele­mento in grado di rendere il titolo davvero realistico e avvincente.

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Qualunque giocatore che si rispetti non può non sapere che Wolfenstein 3D è stato il primo gioco in soggettiva, il vero capostipite di Doom. Questo titolo è ambientato nel medesimo castello pullulante di nazisti. Trattandosi comunque di un titolo realizzato con l’engine di Quake 3, ci vuole ben poca immaginazione per capire che saranno avvantaggiati coloro che sono abituati a premere il grilletto prima di urlare “chi va là”. I punti di forza del titolo sembrano essere la meravigliosa ambientazione, che mette davvero un senso di oppressione e di terrore tipico di quei tempi, delle texture assolutamente stratosferiche (a cui non viene resa giustizia dalle foto a nostra disposizione), nonché le routine di intelligenza artificiale dei personaggi manovrati dal computer. In tal caso, infatti, più che la loro precisione durante i colpi, contano molto le tattiche attuate in cooperazione, nonché la loro capacità di attirarci in imboscate. Da quanto abbiamo potuto vedere, confrontarci con il nemico sarà veramente eccitante, in quanto questi sarà in grado di decidere (ad esempio) se affidarsi alle granate o al fuoco diretto, se ripiegare in attesa di rinforzi o difendere allo stremo una posizione ritenuta particolarmente importante …

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Ti ricordi Indipendence War? Si trattava del primo simulatore spa­ziale a implementare delle vere leggi della fisica, cosicché mano­vrare l’astronave che ci veniva messa a disposizione (la poderosa Dreadnought) era un’impresa tutt’altro che semplice, essendo necessario considerare l’inerzia e gli altri principi newtoniani. Que­sto Terminus è ambientato alla fine del 22 secolo, durante una guerra fra la fazione terrestre e quella marziana. Il gio­catore può scegliere se ricoprire il ruolo di un pilota appartenente ai due schieramenti, oppure quello di un mercante o, ancora, di un pirata. Le campagne sono dinamiche e ci vedranno collocati nel bel mezzo del conflitto: a seconda dei nostri successi o dei nostri fallimenti, gli eventi prenderanno una determinata piega. Sono addirittu­ra previsti numerosi dialoghi interattivi, che seppure non fondamen­tali ai fini dello svolgimento delle missioni, contribuiscono sicura­mente a creare un’atmosfera coinvolgente. Gli scontri a fuoco sono assai complicati, dal momento che il nemico può colpire da tutte le parti e si esibisce in piacevolezze quali il famo­so “cerchio della morte” che chiunque abbia giocato a Quake in multi­player conoscerà molto bene. Inoltre, dal momento che ci si trova in un sistema inerzia le, per compiere un movimento in una direzione occorre attivare un propulsore dal lato opposto, quindi un bel po’ di pratica è quantomeno richiesta. L’aspetto stupefacente di Terminus è rappresentato dalle modalità di gioco: chi vuole, può evitare la campagna, dinamica fin che si vuole ma pur sempre strutturata in missioni, trasformando così il gioco in una sorta di Privateer, con un universo in continuo movimento e all’interno del quale si dovrà interagire dando la caccia ai nemici, tro­vando manufatti, ricoprendo incarichi per conto delle fazioni presenti e via di questo passo, senza soluzione di continuità.