Killzone 2 (recensione)

La next gen ha visto crollare uno dei luoghi comuni più gettonati nelle comunità video ludiche, ovvero che il genere degli FPS (First Person Shooter) non era adattabile al controller di una consolle e che era meglio giocarli su PC con tastiera e mouse, donando ai giocatori di tutto il mondo una tale quantità di sparatutto in prima persona da togliere ogni possibile senso di vuoto generato negli anni.
Innumerevoli titoli si sono affacciati per la prima volta, altri invece si sono evoluti in modo esemplare (e ci riferiamo agli ultimi due Call Of Duty) e il mercato sembra ormai saturo e in cerca di qualcosa di nuovo.
La Guerriglia Games – in controtendenza rispetto alla concorrenza che cerca di sfornare qualcosa di “diverso”- ha pubblicato Killzone 2, atteso seguito del primo capitolo per Playstation 2, e ha fatto riscoprire ai felici possessori di Playstation 3 cosa significa FPS.
I programmatori, invece che tentare invano di stiracchiare una qualche esagerazione stile slow-motion o una qualche innovazione macchinosa, si sono preoccupati di elevare allo stato dell’arte qualsiasi meccanismo già collaudato nei classici FPS creando un gioco dalle doti uniche.
La trama prende a seguire gli avvenimenti successivi al fallito attacco degli Helghast ai danni del pianeta Vekta. I Vektiani dopo aver riorganizzato le truppe e recuperate le forze, decidono di contrattaccare Helghan (il pianeta su cui furono esiliati gli Helghast in seguito alla guerra antecedente il primo capitolo) nel tentativo di porre fine alla feroce e dannosa dittatura di Scolar Visari, artefice di tutte le azioni belligeranti degli Helghast.

Il gioco si apre, come nel precedente capitolo, con un filmato di qualità superlativa (quasi si fatica a distinguere i personaggi da attori in carne e ossa) in cui Visari tiene un motivante discorso alla sua nazione (o per meglio dire pianeta) a cui segue una sequenza mozzafiato in cui si assiste allo sbarco delle truppe ISA (i soldati di Vekta) sul pianeta ostile.
Sin dalle prime battute, il gioco si presenta qualitativamente ottimo sotto tutti i punti di vista: la grafica IN-GAME è ad un dettaglio altissimo, il doppiaggio italiano è di qualità (considerati gli standard italiani) e la giocabilità è immediata e frenetica, dato che si viene immediatamente gettati in campo sotto il fuoco incrociato dei nemici.
Gli sviluppatori hanno incentrato il gioco su delle meccaniche piuttosto insolite ma ben riuscite: il gameplay favorisce un’azione decisa e di forza, piuttosto che una di precisione o eccessivamente studiata, dando al giocatore la sensazione di trovarsi in una guerra di trincea in cui deve alternare il fuoco di soppressione a quello di copertura per i compagni e in cui deve scivolare da un rifugio ad un altro per avanzare quel tanto che basta per centrare i nemici.
Parlando, appunto, dei nemici lascia sorpresi l’incredibile intelligenza artificiale degli Helghast: oltre ad essere ben sviluppata, è varia da soldato a soldato e si evolve con i movimenti del giocatore. Il giocatore si troverà di fronte a nemici spavaldi che avanzeranno con il coltello fra i denti (letteralmente), ad altri che resteranno rintanati dietro alle colonne per la paura, altri che invece saranno capaci di colpire da grandi distanze, fino a trovarsi di fronte a intere squadriglie capitanate da comandanti. In questi ultimi casi, l’azione dei nemici sarà meglio organizzata e ben più letale, costringendo il giocatore ad eliminare il capo prima dei soldati semplici per rendersi la vita meno complicata.
Alla splendida realizzazione dei nemici va segnalata anche la determinante e costante presenza degli alleati ISA: questi ci seguiranno per tutta lo svolgimento della storia e ci consentiranno manovre utili come il fuoco di copertura, indispensabile per tenere i nemici inchiodati dietro ai ripari mentre ci avviciniamo per finirli, il tutto senza dover impartire fastidiosi e macchinosi comandi, ma del tutto autonomamente.
I livelli sono strutturati e realizzati egregiamente, la qualità è sempre alta sia per le texture che per i modelli mai eccessivamente squadrati; gli effetti del pulviscolo e della sabbia spazzati dal vento aggiungono quel tocco in più che li fa apparire splendidi e che ci fa capire che siamo in un posto ostile e sconosciuto.

Con il proseguire della storia, ci si rende sempre più conto che gli eventi narrati hanno più di un punto in comune con la storia moderna dell’Europa. Ci viene mostrato come un popolo in difficoltà sia capace di aggrapparsi alle parole di uomini che si autoproclamano loro portavoce e come siano capaci di commettere atrocità in nome di ideali che in realtà non vorrebbero sposare.
Il comparto online, come da standard per la serie di Killzone, è strutturato nel migliore dei modi e comprende tutte le classiche modalità per il genere, sviluppate su mappe vastissime e ben costruite. Sono presenti parecchi strumenti per creare clan, squadre e seguire tutti gli spostamenti della comunity, in attesa che qualcuno ricominci la guerra dei clan abbandonata tempo fa su Killzone 1.
Unici punti che possono generare qualche dubbio sono la reale mancanza di innovazione che, sebbene sia compensata da una realizzazione di molto sopra la media, farà storcere il naso a qualche giocatore meno attento e l’impatto quasi esclusivamente action dato dal gameplay che, come detto, non consente facili colpi di precisione. Un altro punto dolente è il passaggio nelle zone strette o nei corridoi, che sebbene di rado, generano problemi in quanto gli alleati che ci troveremo di fronte potrebbero ostacolare il nostro passaggio.
Una nota va al fatto che non sia necessario effettuare installazioni sul disco fisso della PS3: se da un lato questa caratteristica ci ha fatto risparmiare tempo all’inizio del gioco, durante lo svolgimento della storia assisteremo a numerosissimi caricamenti quando si passa in un check point che, sebbene di durata inferiore al paio di secondi, fanno fermare completamente il gioco risultando leggermente fastidiosi.
Scritto da Paolo Toriello (Snelfo)
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