Project Zero (recensione)

In Project Zero della Tecmo dovrete impersonare la dolce Miku, una giovane studentessa giapponese. La vicenda si svolge all’interno della magione Himuro, una casa abbandonata dove si verificano misteriose sparizioni. Il primo breve capitolo è un prologo in cui vestiremo i panni del fratello di Miku, Mafuyu, che entrò nella magione Himuru per cercare lo scrittore Takamine, suo grande amico da poco scomparso. Dopo pochi istanti di gioco troveremo una vecchia macchina fotografica con dei misteriosi poteri magici, questa sarà l’unica arma che avremo a disposizione contro i fantasmi che infestano la magione. La trama non offre niente di particolarmente innovativo per il genere, la vera innovazione sono i combattimenti contro i fantasmi, in cui l’unico nostro alleato sarà la macchina fotografica dotata di strani poteri. Questi combattimenti risultano essere piuttosto interessanti anche grazie alle capacità dei fantasmi, in grado di teletrasportarsi o di usare altre funzioni speciali. La macchina fotografica ci consentirà, fotografando i fantasmi, di danneggiarli più o meno intensamente a seconda del colore che avrà il mirino della stessa e se questo lampeggerà o no, nel momento in cui scatteremo la foto.

Per quanto riguarda il gameplay, a parte i combattimenti, i controlli non offrono nulla di nuovo, ma questo non va inteso come un difetto perché Miku è facilmente gestibile anche durante le fasi più concitate dei combattimenti, grazie anche alla possibilità di scegliere tra le otto differenti configurazioni di controllo messe a disposizione dai programmatori della Tecmo.
Sono da riscontrare però delle imperfezioni tecniche, come ad esempio la non perfetta gestione delle collisioni , infatti dovremmo posizionarci esattamente davanti ad una porta per riuscire ad aprirla. Le scenografie sono ben congegnate e si nota lo sforzo da parte degli sviluppatori di cercare di realizzare un prodotto diverso rispetto ai concorrenti (sforzo in parte riuscito).
L’atmosfera che si respira durante le sessioni di gioco è carica di tensione, caratteristica tipica dei Survival Horror. Infatti fin dall’inizio ci muoveremo tra le varie stanze della magione immersi nella completa oscurità.

Anche il comparto sonoro è sicuramente all’altezza della situazione.
La longevità invece, è un altro punto dolente perché l’avventura durerà più o meno 10 ore e non offre finali multipli.
Tirando le somme si può dire che Project Zero rappresenta una valida alternativa ai vari videogiochi horror come Silent Hill, Resident Evil e Alone In The Dark, grazie ad un’ottima realizzazione tecnica ed a qualche bella trovata degli sviluppatori, ma mancano i tocchi di classe delle grandi produzioni che non gli consentono di raggiungere l’eccellenza.
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