
E cosi siamo arrivati anche al sesto capitolo della serie Silent Hill: abbandonata ormai da quattro anni la denominazione numerica che ha caratterizzato i primi tre titoli, Konami ripropone al pubblico uno dei suoi brand più conosciuti continuando a scavare nella mente dei personaggi che ruotano attorno alla collina silenziosa affacciata sul lago. Toluca. Ancora una volta, gli appassionati della serie potranno scoprire un altro piccolo pezzo di una storia apparentemente lontana dal giungere a una conclusione ben definita. Dopo The Room, è quindi la volta di HomeComing, una nuova occasione per immergere il giocatore nei drammoni psicologici che sempre Konami ha usato come spunto per arrivare a una concezione diversa del concetto di survival horror. A dispetto della qualità dei primi tre capitoli, le ultime due uscite non hanno riscosso lo stesso successo anche in virtù di una chiara intenzione, da parte del Publisher giapponese, di subappaltare lo sviluppo a team esterni. HomeComing si svolge in buona parte a Sheperd’s Glen, una delle cittadine nei pressi di Silent Hill, il compito della spiacevole esplorazione stavolta ricade sulle spalle di Alex Shepherd, un marine delle forze speciali.

L’arrivo come da tradizione, non sarà dei migliori, visto che la cittadina è ritratta nei consueti connotati di uno spettrale aldilà immerso in una fitta nebbia popolata da creature degne delle peggiori cerchie infernali dantesche. Strade crollate, lamenti di ogni genere e incontri con conoscenti poco inclini a dare risposte convincenti sull’accaduto, aumentano la sensazione di disagio. Alex non si trova qui per caso: la sua famiglia abita ancora in zona e il primo luogo che visiterà sarà proprio la casa dei genitori, per dare vita a un ricongiungimento difficoltoso. Ad accoglierlo ci sarà solo la madre, in apparente stato catatonico, ma soprattutto non troverà traccia nel padre, né dell’amato fratello minore. Proprio la ricerca di quest’ultimo, mettendo a rischio la propria salute mentale, e questo sarà il tema conduttore di HomeComing.

In perfetto parallelismo con l’ambientazione anche l’aspetto tecnico di HomeComing vive di luci e ombre che permettono di apprezzarne le caratteristiche nonostante qualche difetto. Un ultimo accenno va al sistema di controllo; è possibile giocare sia tramite joypad si a con mouse e tastiera. Benché il titolo sia stato concepito per la prima soluzione, anche l’accoppiata amata dai fan degli sparatutto se la cava piuttosto bene, nonostante renda il gioco un po’ più difficile da affrontare.
VOTO: 8
Scritto da Sara




















